Le gole del cobra

In Messico andai con Simone e durante il tragitto incontrammo Ottavio, un ragazzo di Arezzo. Insieme decidemmo di attraversare il Paese in treno, sul Chepe, affrontando un viaggio in ferrovia di sedici ore che si annunciava spettacolare.

Anche se non c’era posto a sedere era impensabile rinunciare. Ma dopo qualche tempo dalla partenza la stanchezza iniziò a farsi sentire. Usai la corda che portavo sempre con me per legarmi sul pianale porta bagagli e riposare senza rischiare di cadere giù, sul pavimento. Mi riuscì perfino di dormire per diverse ore, uscii dal sonno tutto rotto e anchilosato. Poi raccontai al capotreno che ero un giornalista e mi feci ospitare nella locomotiva; davanti vedevo scorrere i binari che attraversavano paesaggi di rara bellezza, talvolta anche spaventosi, come i canyon più grandi del mondo, Las Barrancas del Cobre.

Lungo una curva in cui il convoglio formava un arco, mi sporsi dal finestrino e vidi i miei amici sul vagone di coda. Allora feci suonare il segnale del treno, felice come un bambino.

Renato Tormenta in Messico

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