Una serata così

Sono in uno dei posti più belli di Nizza, passeggio lento, ogni tanto qualcuno dal passo lungo mi sfiora, c’è perfino chi inciampa nel mio bastone. Nessuno si scusa. Li riconosco, sono giocatori impazienti di entrare al Rhul e raggiungere il tavolo del black jack o la roulette.
Mi ricordo di un tempo che credevo felice. Talvolta anche i ricordi mentono e d’improvviso mi cala addosso una sensazione di pericolo che non provavo da tanto. Gonfio il petto per prendere fiato e comincio a tossire tanto forte che la trachea diventa di carta vetrata, il catarro è l’unico lubrificante.
Solo, in mezzo al marciapiede, con le mani sulle cosce, le ginocchia leggermene piegate, mi guardo attorno mentre esalo un respiro rantolante. Attraverso una patina di lacrime, inquadro la Promenade des Anglais con la sequenza degli hotel. La tosse si calma, riprendo fiato.
L’incontro di oggi mi ha provato. Forse dovrei tornare in albergo, riposarmi.
Mi volto verso l’ingresso del casinò e resto ipnotizzato dalle luci sfavillanti, uomini e donne che sfilano sul lungo tappeto centrale dentro il senso vuoto del gioco. Scommetto che nessuno di loro sa cosa l’aspetta.
Il cellulare. È lei, Susy.
M’infilo in bocca una Camel e faccio scattare l’accendino, respiro sulla fiamma che guizza alta e bassa, avanti e indietro. Il telefono continua a squillare, l’accendino è bollente, nel cielo la luna è slavata dal caldo.
Adesso è silenzio. Susy ha capito.
È una serata così.

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