La festa dei morti

Li avevo sentiti parlare, la nonna tornava sull’argomento di continuo, cercava ogni pretesto possibile per portare la conversazione sempre sullo stesso argomento e ormai non si tratteneva neppure se mi trovavo nei paraggi.
«Michele, ascolta. Non puoi più rimandare. La bambina ormai ha sei anni, è giusto che sappia.»
Mio padre si limitava a fissarla, con astio. Poi se ne andava a fumare sul terrazzo o in giardino. Qualche volta lo seguivo. Di solito lo trovavo appoggiato al muro, la testa leggermente riversa all’indietro, lo sguardo perso verso l’alto, come un cieco che aspiri a vedere la luce. Papà aveva gli occhi dello stesso azzurro del cielo e di certi laghetti che vedevamo l’estate in montagna. Quando si accorgeva di me faceva finta che il fumo gli fosse andato di traverso e iniziava a tossire forte e gli mancava il fiato e gli lacrimavano gli occhi.
Una gran sceneggiata per non fare vedere che stava piangendo.
Ma io sapevo che era così.
Ricordo che quel giorno il terreno era cosparso di foglie gialle, verdi e rosse che crepitavano sotto i piedi. Ne raccolsi una da terra, era grande con le nervature in rilievo, bellissima.
«Tieni, papà. Te la regalo.»
«Vieni.» Mi prese per mano.
«Dove andiamo? Devo dirlo a nonna.»
«Non fa niente. Ti porto da mamma.» Fui io a mettermi a piangere, in silenzio, non ebbi il coraggio di chiedere altro. Io lo sapevo già che mamma era morta, l’avevo sempre saputo, ma non volevo sentirmelo dire.
Non ero mai stata al cimitero, l’avevo visto solo dal finestrino della macchina quando il cancello era chiuso e in giro non c’era nessuno. Adesso c’era tanta gente, molti reggevano mazzi di fiori colorati, qualcuno aveva un vaso con dentro una pianta.
«Come mai sono qui così in tanti? Cosa sono venuti a fare?» domandai.
«È la festa dei morti. Vieni, ti faccio vedere dov’è mamma.»
Vidi una pietra e una foto piccina. Rimasi imbambolata a fissarla, senza dire niente. Papà guardava lei e poi guardava me, impacciato, forse era inquieto per il mio silenzio.
«Cosa fate qui?» Nonna irruppe senza alcun riguardo. «Potevate avvisarmi, sarei venuta con voi» disse rivolta a mio padre, poi si girò verso di me: «Vedi, cara, è un posto tranquillo, la tua mamma è serena e devi esserlo anche tu. Oggi è la festa dei morti e le loro anime festeggiano con noi. Non sei triste, vero?»
Feci segno di no con la testa, anche se non avevo capito dov’era la festa.

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