Divagazioni sul mercato immobiliare, su quando avevo più amici vivi e sulle risate

Ho finito ora di leggere il post sul mercato immobiliare di Toronto scritto dal mio amico Filippo, emigrante di ultima generazione. Ve lo consiglio, vi farà ridere se eviterete di fare il confronto tra il Canada e l’Italia.
Ora mi domando: ci siamo accorti di quanto poco ridiamo negli ultimi tempi.
Quanti di noi hanno occasione di ridere di gusto almeno una volta al giorno? E a giorni alterni? Almeno una volta a settimana? Nooo? E neanche una volta al mese?
Per quanto mi riguarda posso pescare i momenti in cui ho fatto grasse risate solo nel mio passato. Sì, occasioni ne ho avuto e molte, bei periodi, ero in forma (ero anche più giovane e questo aiutava). Oddio ora sono una pantera grigia piacente, ma è un’altra cosa.
Gli amici erano simpatici, frizzanti, disponibili alla battuta.
Avevo anche più amici vivi.
Dai, non toccatevi che non è bello.
Siete miei amici? Beh, io sono uno scrittore, ma fantasma.
Dovete preoccuparvi? Decidete voi.
Questa è una fase della vita in cui sembra che tutto stia per spegnersi, disgregarsi, andare a male, perdere di valore.
Sullo spegnersi che c’è da dire? Mica è difficile immaginare cosa si spegne.
Quella cosa lì, il desiderio soprattutto riferito al sesso.
Possono raccontarci quello che vogliono, che non si invecchia più e che la chirurgia plastica e il botulino fanno miracoli anche nei punti chiave (ho scritto chiave?), ma sono tutte cretinate.
Che poi è mica che uno ci debba fare una malattia! Ogni cosa ha il suo tempo e se a suo tempo il tempo non l’abbiamo perso allora non è adesso il tempo di avere dei rimpianti.
Ora quel che conta è altro.
Come, per esempio, il trovare l’occasione per farsi una risata di quelle sane.
Nel presente e non persi dentro la nostalgia di un ricordo.
Ma ritorniamo al mercato immobiliare.
Se a Toronto le case sono ancora un investimento redditizio è solo perché i canadesi sono indietro rispetto a noi. Su-pe-ra-ti. Quel fenomeno lì, della stamberga che compravi a due lire e valeva oro nel giro di sei mesi, qui l’abbiamo già visto. Ci ha anche fatto fare pazze risate e ballare la rumba per certi affari che ci hanno reso l’iradiddio, grazie alla casetta in valle del diosadove ereditata alla morte del nonno.
Vi ricordate la stalla semi-crollata venduta a peso d’oro?
In Canada sono ancora a quel punto lì, fanno soldi a palate. Vere spe-cu-la-zio-ni-ni, poveracci.
Anzi, peggio, provinciali!
Noi, invece, siamo avanti.
Ora le nostre case hanno perso almeno il venti percento del loro valore. Siamo più vecchi e più poveri e non abbiamo più voglia di eseguire tutte le migliorie e le manutenzioni che ci entusiasmavano fino a qualche anno fa. Perché quando diventi una pantera grigia della casa ti frega di meno, il tuo interesse è tutto concentrato nel goderti l’ultimo scampolo di vita vera che ti resta e che non sai neanche quanto durerà. A questo punto, se ti è rimasto un po’ di buon senso, non investi in una ristrutturazione che ti toglierà il sonno con la parcella dell’architetto. Preferisci organizzarti un bel viaggio, conoscere nuovi amici, concederti il tempo per riflettere e capire che non c’è niente che conti davvero quanto la possibilità di ridere almeno una volta al giorno insieme a qualcuno cui tieni.
Un obiettivo difficile da raggiungere di questi tempi, forse troppo ambizioso.
E allora?
Allora tiriamo a campare e seguiamo le quotazioni del mercato immobiliare.

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