Abbasso il Natale, viva il gospel

Gli spettacoli che mettono in scena i cori gospel sono tra le pochissime cose che apprezzo del Natale, una delle rare occasioni in cui mi capita di sentirmi insieme agli altri, di partecipare in modo attivo all’ascolto di una musica che scarica emozioni a ripetizione, adrenalina pura in note.
Per il resto del Natale non mi piace quasi niente, a parte il sorriso dei bambini; è un disagio che mi appartiene da molto tempo e non sono certo l’unica a provarlo. Ho scoperto che la popolarità di questa festa è inversamente proporzionale all’età dei suoi utenti, ne ho avuto conferma facendo un veloce indagine. Ho cominciato a chiedere a chi mi vive accanto, poi ho ampliato il campione ben oltre gli amici e i parenti, i cugini soprattutto, e ho interrogato i conoscenti, a cominciare da quelli della mia età e dintorni che come me vivono con un peloso a quattro zampe. Infine mi sono allargata agli incontri occasionali, le persone con cui scambio qualche parola al supermercato davanti a un cespo d’insalata, o dal parrucchiere per tinta e meches. Per ultimo ho chiesto alla Giusi di aiutarmi in quest’impresa. La Giusi è la portinaia del condominio in cui abito, Verde Smeraldo, una tipa strana che concede raramente il Mi piace a chicchessia. Per qualche imperscrutabile motivo, fino ad oggi sono tra i pochi che possono vantare d’essere nelle sue grazie, quindi mi ha aiutato. Ebbene il 78% – settantottopercento – dei condomini ha dichiarato di detestare il Natale o almeno ha detto di subirlo e se potesse lo abolirebbe. Tutta gente che ha molte primavere sulle spalle. Insomma, questa festa ormai piace poco e a pochi, è tutto un imbroglio.
Vabbé, intanto godiamoci il gospel, comunque mancano una manciata di giorni alla fatidica data. Come diceva il grande Edoardo, “Ha da passà… il Natale”.

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Seduto sul balcone a mangiare il cane

Odio le pompe self service, per questo stamattina ero alla ricerca di un benzinaio in carne e ossa, insomma il cosiddetto Servito. Mentre vagabondavo, rischiando di ritrovarmi del tutto a secco, ho svoltato in una via che non conoscevo. Sui lati c’era una squallida infilata di capannoni industriali, qualcuno in evidente stato di coma per via della crisi: vetri rotti, pluviali penzolanti, cortili sporchi.
Il posto ideale per tentare il suicidio durante un attacco acuto di depressione.
Procedevo svogliata, la Smart era meno convinta di me di riuscire a trovare un distributore aperto in mezzo a quel panorama di cubi grigi. Quello stradone derelitto mi ha fatto venire in mente un libro, Il condominio di J.G.Ballard. Non c’entrava molto con il panorama che avevo intorno, eppure l’incipit mi ballava dentro la testa come un retropensiero molesto: “Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell’immenso condominio nei tre mesi precedenti”.
Che stessi per rimanere a secco proprio lì, con il rischio che la mia vita entrasse in “una dimensione più sinistra”? Cominciavo a sentirmi agitata. Io credo che ci sia qualcosa di vero nelle pre-mo-ni-zio-ni.
Avevo deciso di fare inversione e levarmi di torno, quando mi sono sentita osservata.
Ho inchiodato.
I musi giganti di quattro cani bellissimi mi guardavano dal muro di cinta di una fabbrica. Un murale con i miei soggetti preferiti: cani di razza e meticci dagli occhi profondi, capaci di intuire di te più di quello che tu riuscirai mai a capire di loro. Com’era possibile che qualcuno avesse deciso di lasciare simili capolavori nel vuoto di un’area che viveva, o forse sopravviveva, per poche ore ogni giorno, solo il tempo di chi la frequentava per lavoro?
Sono scesa dall’auto per leggere la targhetta del portone. Proprietà privata, c’era scritto e niente altro.
Ma i cani dipinti lì fuori erano di tutti, per tutti.
Soprattutto miei.
Sono rimasta a fissarli, appoggiata alla Smart, dopo qualche minuto sono ripartita.
Mi ero ricordata che di sicuro avrei trovato un benzinaio aperto al Carrefour.

Murale cani via De Vecchi - Assago (MI)

La Merkel in condominio

«Quanto ci metti a rispondere?» Anna la tedesca si materializza su Skype, ha l’aria imbronciata.
«Il tempo di puntare il mouse.» Negli ultimi tempi sta proprio esagerando.
«Ricordi l’ambulanza dell’altro giorno, qui a casa mia?»
«Mi pare. Mi avevi accennato qualcosa…»
«Un uomo ha avuto un ictus nel nostro ascensore. Si è mobilitato tutto il condominio.» La osservo mentre parla. La prospettiva da cui la vedo, dal basso verso l’alto, mi dice che è collegata attraverso lo smartphone. Indossa un completo color tortora fuori luogo a quest’ora del mattino.
«Un vicino di casa?» Confesso che sono indifferente al destino di quel disgraziato, che comunque non conosco.
«Addirittura l’amministratore del condominio» sorride. Ha denti perfetti e bianchissimi. «Nell’atrio del palazzo c’era il caos, serviva qualcuno che prendesse in mano la situazione.» Annuisco attraverso lo schermo mentre rileggo il programma del giorno sull’agenda; ho un elenco infinito di cose da fare.
«Gli ho tastato il polso. Era vivo.» Il tono di Anna desta il mio interesse, nel suo parlare affiora una vena di soddisfazione. «Però era malmesso, con un rivolo di saliva che gli filava dalla bocca storta. Cinquant’anni portati male, grosso e grossolano, una pancia da primipara attempata, i capelli grigi sconvolti, gli occhi azzurro smunto, sbarrati e senza espressione.» Adesso la tedesca ha tutta la mia attenzione. La sua descrizione è da film dell’orrore.
«Stava quasi acciambellato su se stesso» prosegue Anna. «Aveva un braccio proteso a bloccare la porta dell’ascensore, la mano era chiusa a pugno su qualcosa, forse le chiavi dell’auto.»
«Cosa hai fatto?» Mi infilo in bocca due Saila e mi sistemo meglio contro lo schienale. Ho voglia di un caffè, ma dovrò aspettare.
«C’era intorno troppa gente, li ho mandati via. Ho tenuto lì solo la dottoressa Polimeni e due consiglieri di condominio, il signor Martorano e il Professore.» Anna ha acceso una sigaretta e aspira con piacere.
«Fumi? Da quando?»
«Da ieri, mi rilassa. La dottoressa ha fatto quel che poteva e ha chiamato l’ambulanza. Quelli del pronto intervento hanno confermato: il nostro amministratore aveva avuto un ictus.» Qui il tono è trionfale.
«Non mi sembri dispiaciuta» azzardo, sottovoce.
«Oh, insomma!» spegne la sigaretta dentro un portacenere che non vedo. «Ho parlato con gli altri due consiglieri. Ho già fatto la convocazione per un’assemblea straordinaria. Mica possiamo stare così, senza amministratore.»
Poveraccio l’amministratore e anche i condomini di quel palazzo. Anna la tedesca ha trovato lavoro: sarà la Merkel del suo condominio. Sono contenta di abitare in un altro quartiere.