Sotto stretta sorveglianza

Gendarmi e copertina La regola dell'eccesso«Finalmente» sbuffo mentre infilo gli auricolari.
«Che stai facendo?» chiede Renato, indifferente.
«Stavo… Piuttosto tu. Sei sparito, non rispondi. Qui c’è del lavoro da fare.»
«Pensaci tu, dai» sospira.
«Sai la novità!»
«Senti, non ho molto tempo» Renato taglia corto, fa una pausa, sento scattare l’accendino. «Ieri sono stato al porto.»
«Allora?» lo incalzo. «Non mi hai ancora detto perché sei partito.» Mi scoccia non conoscere il motivo del suo viaggio improvviso, però non voglio che se ne accorga.
«Adesso non ho tempo, devo andare. C’è qualcosa che non va, non sono del tutto tranquillo» parte un rumore secco, come un cassetto che si chiude di botto.
«Dove sei, Renato?»
«Dal parrucchiere, ma ho quasi finito.» Non ci posso credere. Sto per dirgliene quattro quando lui riprende a parlare. «Ho dovuto fare qualche cambiamento» e si lascia andare alla solita risata, rauca e catarrosa.
«Quale travestimento hai scelto questa volta?» Mi siedo, sconcertata. Non so mai cosa aspettarmi dopo questi annunci.
«Intanto ti mando una foto, siamo sotto stretta sorveglianza.» Altri rumori, compreso quello del bastone che cade, inconfondibile. «Grazie» dice a qualcuno. «Quanto le devo?» Aspetto, impaziente.
«Sei lì, Susanna?»
«Sì. È arrivata la foto. Riconosco che c’è da preoccuparsi.» Il rumore della strada si sovrappone al cigolio della porta del barbiere. «Stai attento, Renato. Tieni alta la guardia.»
«Lo farò. Ti richiamo appena posso.» Faccio in tempo a sentire il suo fischio, forse sta chiamando un taxi. È già sulla via di fuga.

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