Il mio regalo di Natale ai lettori





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Vale fino al 6 gennaio 2016

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Ti dipingo un libro, acquerelli in mostra

Patrizia Puleio con i suoi splendidi acquerelli ha dato forma, luce e colore alle pagine de La regola dell’eccesso, autori Susanna De Ciechi e Renato Tormenta. Qui vi propongo la galleria delle opere esposte alla mostra che si è svolta lo scorso novembre ad Apriti Cielo, a Milano.

Ti dipingo un libro

I tanti amici che sono passati a trovarci in occasione della mostra che si è svolta dal 27 al 29 novembre sanno come è andata, agli altri lo racconto qui, perché la memoria della “cosa bella” che abbiamo realizzato Patrizia Puleio ed io non vada persa.
Di che sto parlando? Di “Ti dipingo un libro”, l’evento che ho organizzato e condiviso con Patrizia presso la sede dell’associazione culturale Apriti Cielo.
Ho conosciuto Patrizia Puleio qualche anno fa, il nostro è stato un incontro di penna poiché risale al tempo in cui ambedue frequentavamo un circolo letterario molto ruspante. Allora non avrei mai immaginato di ritrovarmi impegnata con lei in un’impresa un po’ folle come il vernissage letterario che abbiamo poi tradotto in realtà, in cui Pat ha presentato una serie di acquerelli ispirati ad alcune scene tratte dal libro La regola dell’eccesso che ho scritto con Renato Tormenta.
Si tratta di un progetto nato quasi per caso. Un pomeriggio, durante una chiacchierata davanti a un caffè, Patrizia ha accennato a La regola dell’eccesso:
– Ho cominciato a leggere il tuo libro, mi ha tirato dentro.
– Davvero? Una come te, capace di creare lampi di colore a colpi di pennello è stata catturata dalle mie pagine?
– Sì. Mi hanno anche ispirato. Alcune scene che hai descritto le ho trasformate in quadri.
– Le emozioni di certi tuoi acquerelli sono lo sfondo di alcuni capitoli.
– Cosa abbiamo inventato?
Adesso che l’evento è concluso posso dire con orgoglio del tutto giustificato che noi due insieme, la ghost writer autrice del libro che racconta la storia di Renato Tormenta e l’artista che ha tradotto in segno e colore alcuni degli episodi che compongono la narrazione, abbiamo realizzato una “cosa bella”. Io ho visto i quadri solo una decina di giorni prima della data prevista per la mostra. Per me che ho scritto il libro è stata un’emozione fortissima ed ancor più per Renato che pure ha potuto vedere i dipinti solo sullo schermo di un tablet, infatti è in viaggio, molto lontano.
La sera del vernissage abbiamo spiegato come è nata l’idea di mescolare pagine e pennelli per dare vita alla storia raccontata da Tormenta, scritta da me, attraverso gli acquerelli di Patrizia. La memoria di un’esistenza difficile e complessa, è tornata a vivere e rivivere attraverso diverse modalità espressive, prima narrata dal protagonista, poi scritta e, infine, dipinta.
Un percorso che il narratore, la scrittrice e la pittrice, hanno affrontato con pari impegno e passione. Credo che con ciò, Renato Tormenta possa dire di avere raggiunto una specie di immortalità.

 

Mica sono un tipo pericoloso

Mi trascino fuori dall’ombra, una fatica. I contorni di alberi e panchine tremano come la gelatina nei piatti di Natale.
«Dove vai?» Jacopo parla senza guardarmi mentre accarezza la testona del mio cane.
«A casa. Fa troppo caldo per restare ancora fuori e poi devo lavorare.»
«Vengo con te.»
«No. Dove credi di andare?» Quasi grido mentre la sua ombra si allinea alla mia, dentro il vialetto.
«Mica mi negherai un bicchiere d’acqua!» Strafottente e arrogante, ecco com’è. Identico a qualcuno che conosco bene.
«Per l’acqua più avanti c’è una fontanella. Io ho da fare.» Non ho nessuna intenzione di mollare. Cosa crede quello lì?
«Senti, dammi fiducia.» Adesso è moscio, ha la testa bassa, le spalle curve. «Mica sono un tipo pericoloso. Ho bisogno di un consiglio, di aiuto.» L’ultima parola somiglia a un soffio. Lo guardo di straforo, non voglio farmi vedere coinvolta, però mi fa tenerezza e poi sono curiosa.
«Va bene, ti concedo un quarto d’ora, il tempo che lei ci mette a mangiare la pappa, poi devo lavorare.» Mi viene in mente che il caldo rende sempre più lento il mio cane perfino nel mangiare, altro che quarto d’ora.
«Grazie, grazie, grazie! Sapevo che avresti detto di sì. Tu mi puoi aiutare, consigliarmi. Grazie!» Mi saltella di fianco in preda all’eccitazione, addirittura balla, ha l’aria felice di chi finalmente ha risolto un problema. Io so già di essermi infilata in un ginepraio. Ah, gli uomini sono cianfrusaglie di cui non riesci mai a liberarti una volta per tutte.

Le puntate precedenti:
Luce tra le rovine
La lettrice notturna
Una serata così
Sotto stretta sorveglianza
La Violante
Ti regalo un libro
Jacopo ha letto il libro
Volevo parlare con te

Jacopo ha letto il libro

Ombra di cane«Ciao, sono Jacopo.» D’istinto mi tiro di lato e allungo il passo. In realtà cerco di mascherare l’inquietudine che provo nel trovarmi ’sto ragazzo di fianco. Si è presentato in modo urbano, però non sono tranquilla. Sono le sette del mattino, il parco è deserto; ci siamo solo io, la mia vecchia cagna e questo qui, che non conosco. Ha bermuda blu un po’ stinti, maglietta bianca con la solita scritta “Keep calm” che ormai fa sfigato e una faccia da impunito. I capelli sono ricci, un po’ lunghi, gli occhi scuri, il sorriso… da calabrone.
«Ci conosciamo?» chiedo, le mani infilate in tasca alla ricerca del mazzo di chiavi di casa, unica improbabile arma da difesa.
«Io so chi sei. Hai scritto il libro con Tormenta.» Mi guarda dritto negli occhi.
«L’hai letto?» La paura è svanita, anzi sono lusingata. La vanità dello scrittore non è cosa che si possa contenere.
«Tutto d’un fiato.»
«Cosa ne pensi? Ti è piaciuto?» Ormai sono presa, non mi accorgo neppure che il cane è rimasto indietro e che fa già caldo. «Come fai a sapere che sono io che l’ho scritto? Chi sei?» Adesso mi sono bloccata in mezzo al vialetto, vicino al cestino dei rifiuti traboccante di lattine e cartoni di pizza, a terra una distesa di fazzoletti di carta su cui non voglio indagare. Guardo il ragazzo e spio l’erba gialla e gli alberi tristi del parco di città, oltre le sue spalle.
Nessuno in vista.
Intanto la pelosa ci ha raggiunto. Si è seduta nell’erba che pare fieno, contenta della sosta. Non posso neppure fidarmi del suo istinto, sopito dagli anni. È tranquilla, lei, ma io no.
«Chi sei?» ripeto con più foga.
«Un amico di Tormenta. Non proprio un amico, tutto sommato.» Ride. «Lui conosce mio padre che fa il meccanico e si intende di auto sportive. Insomma, dai! Sono quello che ha riempito di botte a Nizza, lo sai.»
In effetti ho scritto la storia in un post proprio su questo blog, la cronaca fedele di quello che mi ha raccontato il mio amico. Vabbé, ma come è arrivato fino a me questo ragazzo? Cosa vuole? Infilo gli occhiali da sole e lo osservo meglio. Non c’è che da farlo parlare. Ho tempo, è presto. La giornata è ancora tutta da scoprire.

Le puntate precedenti:
Luce tra le rovine
La lettrice notturna
Una serata così
Sotto stretta sorveglianza
La Violante
Ti regalo un libro

Book-crossing metropolitano

Per fortuna mi è toccato un treno climatizzato, c’è un caldo che fa squagliare i pensieri. In questa tratta periferica la metropolitana è quasi vuota. Mi siedo di fianco a una lettrice, una di quelle che ancora si trascinano appresso un libro di carta. Cerco di sbirciare la copertina ma lei tiene il volume troppo basso, all’altezza dei fianchi. Deve avere una bella presbiopia. Spio con discrezione qualche riga e… a metà pagina spicca una scritta in caratteri cinesi. Quanti ricordi. Mentre scrivevo La regola dell’eccesso, ho passato qualche mese immersa nella Cina, senza esserci mai stata, un Paese che ora vorrei tanto visitare. Leggo di straforo alcune frasi, citazioni dentro la prosa.

La notte nera mi ha dato occhi neri.
Ma io li uso per cercare la luce.

e ancora:

La notte nera mi offusca la vista.
Ma io continuo a cercare la luminosità.

e alla fine della pagina:

Anche con questi occhi oscuri,
Andrò in cerca della luce splendente.

L’autore ha trovato la misura, questi sono versi, bei versi. Il risultato di una ricerca, la fatica di scoprire le parole giuste.
Quante ore ho tolto al sonno per cercare l’espressione più adatta a descrivere la Cina che c’è nel mio libro e a vestire i panni di un’orientale, una donna vera che non conoscevo, diversa da me per storia e temperamento. Doveva farla entrare nel racconto: tinte forti, chiaroscuri, mezze luci, buio. Eppure ora so che lei è sempre “in cerca della luce splendente”.
Mi accorgo che la lettrice sta per alzarsi.
«Scusi» sfodero un sorriso cordiale. «Mi può dire il titolo del libro?»
Si aprono le porte, lei, sorpresa, esce in fretta dal vagone, poi si ferma. Mentre il treno riparte rimane immobile sulla banchina, le braccia tese in avanti in modo che possa vedere la copertina dal finestrino: La Cina sono io di Xiaolu Guo. Le faccio un cenno di saluto mentre memorizzo titolo e autore.
Sono quasi arrivata al capolinea. Nella borsa ho sempre una copia del mio libro. La poso con delicatezza su un sedile: «Buon viaggio, liu tu yu kuai».

La regola dell'eccesso in metropolitana a Milano

La ghost-writer volante

Parapendio sul boscoIn un fine settimana molto arcobaleno, mi sono lanciata in un cielo sempre più blu.
Chissà come commenterà la cosa Renato Tormenta, lui che ha avuto la sventura di precipitare con un ultraleggero e la fortuna di cavarsela. La curiosità per il volo mi è venuta scrivendo La regola dell’eccesso, nel libro il volo finito male di Renato ha una parte importante. Da ghost writer un po’ invasata, per calarmi nella parte mi ero spinta a provare l’emozione di un volo simulato in elicottero e avevo rischiato di abbattere il Pirellone, anche se per finta. In seguito, durante le passeggiate in montagna, ho cominciato a immaginare quali sensazioni poteva dare lo stare appesi alle vele colorate che solcavano il cielo. Infine ho deciso di provare il parapendio.
Non è stato facile, ho dovuto vincere la paura, mettere da parte il mio proverbiale senso pratico, abbandonarmi a un sentimento di ineluttabilità che non sapevo mi appartenesse. Alla fine volare è stato liberatorio e ho scoperto cose di me che non conoscevo.
Il primo volo da sola è stato indimenticabile. Mi sono preparata al decollo coprendomi bene perché lassù fa freddo. Indossata la selletta ho verificato con Vanni, il mio istruttore la chiusura dei moschettoni. Tutto a posto, il vento mi soffiava contro, perfetto. Un saluto a Vanni, poi sono scattata in una breve corsa e subito la vela ha iniziato a gonfiarsi veloce, si è riempita d’aria e via, un salto nel vuoto ed ero libera nel cielo alla ricerca delle termiche che mi avrebbero tenuto in quota. Non avevo un programma, una meta, volevo solo stare lì nell’azzurro, liberarmi da ogni pressione, godere per un po’ di quel momento fantastico, staccata da terra. Cercavo di recuperavo quel senso di estraneità dal mondo di cui avevo bisogno e che il volo può dare. Volare, non pensare, sola con me stessa nell’aria, senza peso e senza angosce. Ho capito fino in fondo la passione di Renato.