Train Trip

Amo viaggiare in ferrovia, un mezzo che concede diverse libertà. La meta quella volta era il Machu Picchu e io ero solo. Simone e Ottavio avevano preferito continuare il viaggio in Messico. Ho deciso che era ora di fare festa con un’abbuffata. Del resto avevo bamba in abbondanza. Così ogni mezz’ora lasciavo il mio posto, attraversavo il vagone e andavo in bagno. Lì mi facevo una riga poi, prima di tornare a sedere, tiravo fuori lo specchietto che avevo fregato all’ultima fidanzata e controllavo che il naso non sembrasse uno stampino calato nello zucchero a velo.

Il viaggio era al termine, il treno stava quasi per entrare in stazione. Aprii la porta del bagno per uscire e mi trovai la canna di un mitra dritta sull’ombelico.
«Tutto a posto?» L’agente della polizia ferroviaria peruviana mi lanciò uno sguardo ambiguo.
«Sì, sì. Tutto a posto. Vuoi una sigaretta?» L’altro smontò il cipiglio, abbassò l’arma e diede l’accenno di un sorriso. Accettò l’intero pacchetto e passò oltre. Senza controllare.

Annunci

Le gole del cobra

In Messico andai con Simone e durante il tragitto incontrammo Ottavio, un ragazzo di Arezzo. Insieme decidemmo di attraversare il Paese in treno, sul Chepe, affrontando un viaggio in ferrovia di sedici ore che si annunciava spettacolare.

Anche se non c’era posto a sedere era impensabile rinunciare. Ma dopo qualche tempo dalla partenza la stanchezza iniziò a farsi sentire. Usai la corda che portavo sempre con me per legarmi sul pianale porta bagagli e riposare senza rischiare di cadere giù, sul pavimento. Mi riuscì perfino di dormire per diverse ore, uscii dal sonno tutto rotto e anchilosato. Poi raccontai al capotreno che ero un giornalista e mi feci ospitare nella locomotiva; davanti vedevo scorrere i binari che attraversavano paesaggi di rara bellezza, talvolta anche spaventosi, come i canyon più grandi del mondo, Las Barrancas del Cobre.

Lungo una curva in cui il convoglio formava un arco, mi sporsi dal finestrino e vidi i miei amici sul vagone di coda. Allora feci suonare il segnale del treno, felice come un bambino.

Renato Tormenta in Messico